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Palazzo Vargas

Perdifumo – via roma, Vatolla

La Fondazione Giambattista Vico si propone come centro attivo di iniziative, punto di incontro di persone e istituzioni accomunate dall’intento di restituire la figura del filosofo Vico all’universo contemporaneo, all’Europa, all’Italia e alla sua città. La Fondazione nasce nel 1999 per volontà di Elena Croce e grazie all’appassionato impegno di Vincenzo Pepe, Gerardo Marotta ed Alfonso Andria.
In questi anni ha lavorato con dedizione al recupero degli spazi del Castello De Vargas Machucca di Vatolla (SA) che oggi è sede di seminari, convegni, mostre. Si tratta proprio del castello nel quale, alla fine del ‘600, il giovane Vico elaborò il proprio pensiero filosofico.
Esso è diventato un modello di turismo culturale ed attualmente è la sede del Museo Vichiano; Inoltre, è anche sede della Biblioteca del Parco Nazionale Cilento Vallo di Diano che conta oltre ventimila volumi specialistici dedicati alla cultura ambientale, alla filosofia e alla storia sociale.

In questi anni la Fondazione ha promosso innumerevoli attività: seminari, convegni, master, borse di studio, spettacoli teatrali, concerti di musica classica, coinvolgendo varie Università sia italiane che straniere; ha inoltre istituito il Premio annuale internazionale Giambattista Vico che è destinato a personalità del mondo della cultura o a studiosi vichiani. Sempre in anni recenti la Fondazione ha inaugurato il Museo “Paestum nei percorsi del Grand Tour” a Capaccio-Paestum, uno spazio museale dedicato al turismo del XVIII e XIX secolo. Questo museo possiede una collezione unica al mondo tra oli su tela e stampe , incisioni, acqueforti, acquetinte: oltre 150 opere riguardanti il sito archeologico e una collezione di 35 vasi provenienti da Paestum databili tra il V e il IV sec a.C.
Oggi tra gli obiettivi della Fondazione rientrano il restauro di un antico Mulino ad acqua del 1700 e la valorizzazione delle chiese di San Gennaro all’Olmo e di San Biagio Maggiore nel centro antico di Napoli, realizzando una Cattedra Vichiana, cioè un museo permanente dedicato all’opera del Vico nel contesto sociale, storico e culturale del suo tempo e della sua città.

Giambattista Vico
Giambattista Vico nacque il 23 giugno del 1668 a Napoli dove morì nel 1744. Visse i suoi primi anni in un mezzanino di via S. Biagio dei Librai, soprastante alla bottega segnata, oggi, col numero 31. Figlio di un contadino di Maddaloni, divenuto poi misero libraio, e di donna analfabeta: Candida Masullo, di tempra assai malinconica.
Ebbe indole vivace, ma, circa all’età di sette anni, in una tremenda caduta, si fratturò il cranio, riducendosi per tre anni infermo, senza più speranze per la sua intelligenza. Invece guarì, pur rimanendogli un ‘ indomabile malinconia e una debolezza che lo portò, poi, alla tisi. Studiò profondamente e a balzi, in parte a scuola, nel Collegio dei Gesuiti, in parte, e soprattutto, per conto proprio. Per compiacere alla sua famiglia si scrisse alla facoltà di Giurisprudenza, senza però frequentare le lezioni.
Le difficili condizioni finanziarie lo indussero ad accettare l’invito del vescovo d’Ischia, Geronimo Rocca, che cercava un precettore per i suoi nipoti. Si trasferì nel castello dei Rocca a Vatolla nel Cilento. “ Paesaggio aspro e selvaggio”, Vatolla, silenzioso e protettivo, quivi Vico studiò e meditò. All’ età di 27 anni tornò a Napoli, convinto del valore degli studi umanistici, che ingentiliscono l’animo, e della vanità delle astrazioni geometriche che inaridiscono le menti.
A Napoli visse modestamente, dando ripetizioni private ed afflitto dai genitori vecchi, e dai sette fratelli inabili a tutto. Nel 1699 vinse all’Università la cattedra di retorica che era la meno retribuita (cento ducati annui, trentacinque lire al mese ), cattedra che tenne fino alla morte. Ebbe otto figli, tre morirono in tenere età e uno, Ignazio, lo rese infelice con una vita disonesta. L’altro figlio Gennaro, nel 1741 ottenne la conferma della successione della sua cattedra nell’Università.
Trascorse sempre più amareggiati e inaspriti gli ultimi anni della vita, mentre un cancro gli divorava la gola. Morì alcuni mesi prima dell’ultima stampa del suo capolavoro “ Principi di una Scienza Nuova d’intorno alla comune natura delle nazioni”: era il 22 gennaio del 1744.

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